Estratti

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In questa sezione trovi alcuni contenuti tratti dal libro.

«Occhio di Luna!»
«Occhio di Luna? A me non sembra un nome adatto.»
«A dire il vero, non è nemmeno un nome. Però mi piace. Suona bene.»
«D’accordo, la maggioranza vince: si chiamerà Occhio di Luna.»
Le tre fanciulle si guardarono soddisfatte.
Gemma raccolse da sotto il fitto cespuglio quella Cosa minuscola e lamentosa e la depose in una scatolina di latta avendo cura di tenere aperto il coperchio.
Non sapevano che da quel momento la loro vita sarebbe cambiata per sempre.

Poi, la sua mente si annebbiò.
Sentì mille mani che la prendevano e la toccavano dappertutto trascinandola o sollevandola a seconda delle necessità e dei desideri di quei bruti. Si sentì strappare i vestiti e le carni come un branco di lupi famelici su una piccola preda.
Alla fine, dopo un tempo che a lei parve interminabile, si trovò sola e nuda sul pavimento, immersa in una pozza di sangue.
Il suo e quello di Fingaal.

Brigit, improvvisamente, aprì gli occhi ed emise un lungo sospiro mentre le sue guance paffute ripresero gradatamente il colore delle pesche mature.
«Oh sant’Iddio!» mormorò Lucrezia tra le lacrime. «Questo è un prodigio! Un vero prodi-gio!»
Ma appena si riprese, fissò i suoi occhi in quelli di Petra in tono inquisitorio.
«Chi sei, tu? Da dove vieni? Sei forse figlia del demonio?»
«No, Lucrezia» rispose Petra ormai avvezza a domande di quel tipo. «Sono solo una povera fanciulla che ti ha aiutato in un momento difficile. Del resto, anche tu lo hai fatto con me, ricordi?»

«La mia devozione per te è sincera, palese e riconosciuta da tutti. Non puoi rivolgermi una simile accusa!»
«È la vostra ultima parola?»
«Lo è.»
«Bene. Come desiderate.»
Amaury si ritirò sdegnoso, lasciando allibiti gli invitati, tutti solidali col vecchio signore.
Da allora, cominciò a covare un sordo rancore che lo indusse a compiere un’empietà.

Tre di loro avevano il volto parzialmente nascosto da un alto bavero da cui spuntavano ciuffi di barbe incolte e occhi fiammeggianti. Uno, invece, aveva la parte inferiore del viso coperta da un lurido bavaglio.
Era Amaury.
I suoi occhi, scuri e scintillanti, sembravano braci ardenti il cui luccichio tradiva l’odio che le alimentava.

So che il vostro affetto è sincero, profondo e incondizionato. Per questo ve ne sono grata e lo sarò per sempre. Ma non chiedetemi di spiegarvi ciò che nemmeno io conosco. Le mie parole non escono oscure dalla mia bocca per aumentare il vostro tormento, ma perché mi salgono alle labbra spontaneamente, così come voi le udite.»
Si fermò un momento prima di proferire l’ultima frase.
«E spesso nemmeno io ne comprendo a pieno il significato.»

Helèna si sentì gelare il sangue.
Sentì un brivido lungo la schiena al ricordo dell’orribile immagine della donna sul rogo.
Si vide perduta, ma cercò di non far trapelare nulla per non insospettire il severo religioso.
Il confine tra la vita e la morte era molto sottile.

L’Abate Philippe sgranò gli occhi con l’aria di chi ha visto il diavolo in faccia.
Si ritrasse verso il coro, guardò i prelati in cerca di aiuto, ma sapeva di essere solo di fronte alla maledizione che la donna aveva appena pronunciato contro di lui. Nel suo sguardo si leggeva l’orrore di chi teme ciò che egli stesso propugna.

«È la Paura la vostra nemica!» gridò il frate mentre veniva sospinto fuori. «Guardatevi dal fuoco purificatore, Philippe. Troppe volte l’avete usato per mondare i peccati di umili innocenti. Ma un giorno monderà i vostri!»
L’Abate impallidì: quindici anni prima, durante il processo, Petra gli aveva presagito la stessa orribile fine. Ma ora glielo stava dicendo un ministro di Dio, anche se indemoniato.
Si guardò intorno atterrito.
La Paura si era impadronita di lui.
E non lo avrebbe più lasciato.

«Questo è il vero problema, Philippe. Voi faticate ad entrare nella mente, nel cuore, nell’animo della povera gente. Quella sventurata cerca solo un po’ di pace. La stessa pace che voi non le date da più di quindici anni.»

Pensò a Tarèira, al padre e infine alla bambina. Per un attimo vide i suoi occhi che lo fissavano in modo talmente intenso d’averne quasi paura.
Paura!
Lui, un uomo, un coraggioso guerriero, un abile spadaccino, forte, feroce, invincibile. Poteva mai temere una bimbetta?

Anche quella notte in cui si mise in cammino per l’ennesima volta, sentì forte l’impulso di abbandonarsi alla Morte che, come un efferato aguzzino, giocava con lei da quando era nata.
Più di Amaury, dell’Abate Philippe e di tutti i suoi nemici o di coloro che per qualche motivo la volevano eliminare, sentiva di dover fare i conti con quella cupa Signora che non le dava respiro. Tuttavia, sapeva anche che l’appuntamento con lei era ancora molto lontano.

Petra osservò quegli uomini in abiti costosi.
Sotto quei preziosi tessuti si celavano dei rozzi prepotenti resi ancor più arroganti dalla consapevolezza che non sarebbero mai stati puniti per le loro scorrerie.

La giornata volgeva al tramonto.
Il cielo primaverile si stava tingendo di rosso.
Di lì a poco, Petra avrebbe capito perché.

Avrebbe venduto l’anima al diavolo pur di arrivare dove voleva.
E ci riuscì.
Ma non nei termini da lui agognati.

Il ragazzo volle controllare meglio il suo operato, quindi sollevò la madre, osservò attentamente la smorfia di orrore impressa sul suo volto e se ne rallegrò.
Aveva commesso il suo primo omicidio.
E ne andava fiero.

«Mi chiamo Sioltach» esordì l’uomo in tono calmo e cupo. «Mi piace il mio lavoro, sono feroce e non ho molta pazienza. Se fai subito i nomi dei tuoi complici ti risparmierò qualche passaggio obbligato.»

Il capitano cadde a terra all’istante mentre il cinghiale proseguì la sua corsa colpendo in pieno il Langravio che morì dilaniato fra atroci grida.
Chrétien ebbe solo il tempo per un ultimo pensiero: il vecchio mago non aveva mentito.
La notte era calata in pieno giorno.